Bassa risoluzione

Durante il fine settimana ho letto Bassa risoluzione, un breve saggio di Massimo Mantellini pubblicato di recente per Einaudi. Parla di come abbiamo ridotto le nostre aspettative, di come ci siamo accontentati della bassa risoluzione (foto, musica, mobili dell’IKEA) perché, in fondo, ci basta così.

Non sono bravo a recensire libri così mi limito a consigliarne la lettura, è ben scritto e mi ha lasciato più di uno spunto di riflessione 1.

Uno in particolare.

La bassa risoluzione, si dice nel libro, è una condizione che ci facciamo andare bene un po’ per tutto dalla qualità della musica a quella dell’informazione.

Penso però che essere solo a bassa risoluzione sia una nostra precisa scelta.

Possiamo scegliere di lasciarci informare passivamente scorrendo la timeline di un qualsiasi social network, che con un algoritmo aggrega le informazioni che ritiene più interessanti per noi.

Possiamo fermarci alla home page tempestata di “boxini morbosi” di un qualsiasi quotidiano.

Possiamo accontentarci e farcelo bastare.

Possiamo però anche scegliere di informarci con un po’ più di consapevolezza, cercando e selezionando le nostre fonti, aggregandole noi stessi per poi leggere e approfondire.

È la differenza tra scegliere di ragionare con la propria testa o scegliere di rimanere alla superficie delle cose delegando la scelta a un algoritmo.

  1. Mi ha poi fatto conoscere Domenico Gnoli, cosa per cui ringrazio.